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La Mia America

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It is 14 days that I am back to Italy/Switzerland…and some tough about my experience in US start to come to my mind. Those are the things that really impress me while I was in Philly. Working with dr. Dan (as well working with dr. Dimitrios in UK) has been a terrific learning experience. Different people, different way of working, different approach to the reality. This is really interesting. I guess it is really helping me to open my mind and think outside the box. Besides, I try to give also some out-of-the-box reflection on my experience there.

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Il 16 Dicembre sono sbarcato a Malpensa. Dopo aver passato 6 mes in UK e 6 mesi in USA. Due esperienze molto diverse e molto interessanti. visto che ci ho messo ben 14 giorni per trovare un PC per scrivere questo post, cercherò di raccontare solo le sensazioni più importanti (per me) senza tediare chi leggerà con inutili retrospettive psicologiche… Insomma: spero di condensare in queste poche righe le mie sensazioni principali su questi ultimi sei mesi di vita ammericana.

Università.
Quando dr. Dan mi ha chiesto come mi fossi trovato all Temple University, ci ho pensato pochissimi secondi prima di rispondere: “Bene, sono stato bene, e ti ringrazio, davvero. È stata una ‘terrific learning experience’ “. E in tutta sincerità lo è stato per davvero. Una esperienza semplice che mi ha aiutato a ragionare in un modo un po’ diverso (non che il modo in cui ho sempre ragionato non mi piaccia…), a ragionare “outside the box”.

Amici.
Incredibile. La compagnia che alcuni amici mi hanno fatto in qs mesi è incredibile. E sono molto grato a loro. Da non sottovalutare anche la compagnia che certi amici mi hanno fatto dall’ Italia o dalla Svizzera. Sono davvero contento: uno stimolo in più per riprendere. Questa riflessione è un ringraziamanto aperto.

Americani.
L’ultima riflessione la regalo al popolo americano. Dopo aver ponderato attentamente  🙂  i comportamenti degli americani e i miei quando ero da quelle parti sono giunto alla conclusione che l’america è la terra del beverone e della contingenza.
Per quanto rigurda il beverone è intuibile: l’americano medio raramente si fa sorprendere senza il suo bicchierone da mezzo litro di una bevanda indefinita (da caffè a cerry coke). E piano piano ti abitui, anche perchè l’espresso (to go) da Starbucks viene servito nello stesso bicchiere del “venti capuccino decaf”. La contingenza…bho…non vorrei essere pesante ma credo che il popolo americano si basi su una certa idea di contingenza, per cui se uno dopo 5 anni che ha lavorato in un posto a Philadelphia, prende su tutto e parte per il mid-west senza dire ne “ah” ne “bhe”…e gente che magari non ti ha considerato per 5 anni se ne esce con la frase “We’ll miss you so much”. Tutto mi è sembrato basato sulla contingenza: l’eterno, ma senza andare nel sacro, il lavoro, i rapporti, l’amicizia portano con se la certezza della fine perchè tanto prima o poi da quel posto te ne vai, quegli amici li cambi…poche cose, e sicuramente non le case (di cartongesso), sono costruite per rimanere nel tempo. Forse è un pensiero un po’ duro e ancora grezzo…ma guardandomi indietro questa sensazione rimane.Detto questo, l’esperienza Americana (così come quella Inglese) sono state davvero importanti, in termini professionali e umani. Ma credo che la loro importanza si capirà nei prossimi mesi…quando anche qui, nel mio regno Italo/Svizzero  🙂  le mani saranno di nuovo in pasta.

Titolo della foto: Pensieri Americani
https://i0.wp.com/farm4.static.flickr.com/3219/3096604844_55c77b237d.jpg 
 

Buon Anno a Tutti, e un Buon Santo Natale retroattivo.

Baci&Abbracci    

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